venerdì 18 aprile 2014

RQQ - tutte le performances espositive


RQQ - tutte le performances espositive
c/o 42 rassegna d'arte e cultura @ Sartoria Creativa, via s.Maria 6H, Torino
14 > 27 aprile 2014





1 di 11 L'INFERNO IN VENDITA


hell.com è un misterioso dominio internet, creato dall'artista Kenneth Aronson nel 1995, e venduto a Rick Latona nel 2009. Oggi il dominio è nuovamente in vendita, con una base d'asta di 1,5 milioni di dollari.

Questa performance espositiva è dedicata a Carlo “Torino” Roccioletti




2 di 11 HACKING DORE'

Insolenti creativi manomettono la realtà da sempre, e ogni cultura ha cercato di etichettarli in qualche modo. Quando fanno comodo, il potere li lascia fare; quando diventano pericolosi, li processa per il "bene comune". Siamo noi stessi capaci di incoraggiare chi ci dà torto?

Questa performance espositiva è dedicata a Francesco “Reaper” Scarfì









3 di 11 NON L’HO MAI SCRITTO


Questo sito consente di simulare false conversazioni, con tanto di profili e altrui fotografie personali, e permette di trasportarle sui social. Abbiamo mille giustificazioni alle nostre piccole grandi bugie su noi stessi, ma a quelle degli altri su di noi?

Questa performance espositiva è dedicata a Anton “RRDP” Mehr





4 di 11 ASCOLTARE LONTANO

Se potessimo vedere tutte le onde radio che ci circondano, la realtà apparirebbe come una fittissima ragnatela. I nostri corpi sono attraversati dall'esistenza lontana, ma reale, di corpi celesti posti a milioni di chilometri di distanza da noi.

Questa performance espositiva è dedicata ad Alessandro Bevilacqua




5 di 11 JUST PLAYING SNAKES

Non c'è epoca che non trovi espressione di archetipi scritti profondamente nell'essere umano. Cambia forse la forma, ma la sostanza di cui siamo fatti resta la stessa, e ci accompagna in qualunque luogo e in qualunque tempo. Quando si trasformerà anche la sostanza, allora ci sarà il successivo step evolutivo.

Questa performance espositiva è dedicata a Paolo Notario











6 di 11 LIER


Quando la simulazione e la realtà si incontrano, quale delle due predomina? Non è forse altrettanto vero che ciò che è creduto vero è vero nelle sue conseguenze? P-Ars ha inviato biografie artistiche random a 100 istituzioni del mondo dell'arte.

Questa performance espositiva è dedicata a Matteo Rocca















7 di 11 PANTA REI


La realizzazione di opere impermanenti in Rete, dove ogni cosa lascia traccia di sè, è solo il desiderio di replicare la transitorietà delle cose nel mondo reale? Desideravamo l'immortalità, ora che siamo ad un passo dal poterla raggiungere per quale ragione ce ne ritraiamo spaventati? Abbiamo bisogno che le cose finiscano? P-Ars ha inviato la citazione "panta rei" ai suoi contatti, attraverso un sistema di mail che si autodistruggono dopo essere state lette dal destinatario.

Questa performance espositiva è dedicata a Giacomo Rocca




8 di 11 IL MARE PRENDE, IL MARE DA'

Scultura estemporanea ondeggiante realizzata esclusivamente con materiali restituiti alla riva dalla corrente.

Questa performance espositiva è dedicata a Giuseppe “Peps” Elefante









9 di 11 SPAM

I più importanti fornitori di servizi online, come America OnLine, riferiscono che una quantità che varia da un terzo a due terzi della capacità dei loro server di posta elettronica viene consumata dallo spam. Curiosi i modi, piuttosto inefficaci, per difendersi da questa piaga; mai del tutto superato il rischio, attraverso sistemi automatici, di eliminare come se fosse spam un messaggio invece importante. Come a dire: l'uomo costruisce sia il veleno che l'antidoto.

Questa performance espositiva è dedicata a Michela Monterisi




10 di 11 UN GRANDE MEDIUM

Anche le immagini entrano a far parte della consapevolezza storica di un individuo. Quali immagini risultano riconoscibili, familiari, raccontano una storia, alle nuove generazioni? Chi ricorda a che cosa si riferiscono?

Questa performance espositiva è dedicata a Tex Boulder del clan dei Rolanus











11 di 11 VISIVAMENTE SIMILI

Ricerca di immagini "visivamente simili" tramite il motore di ricerca Google. Le somiglianze, basate su forme e colori piuttosto che contesti, ci raccontano come ci vede un algoritmo di ricerca, per il quale è tutto immanente e al tempo stesso apparenza.

Questa performance espositiva è dedicata a Vito Ferro














* * *

L’occasione per proporre questo progetto espositivo è 42, prima Stagione d'Arte e Cultura organizzata da Michele Di Erre e Andrea Gagliotta, presso la Sartoria Creativa: spazio di incontro, condivisione, progettazione e realizzazione culturale.

A fronte di altre opere sottratte indebitamente in occasione di precedenti mostre personali, la riflessione è stata inevitabile: a chi appartiene un’opera d’arte? A chi l’ha realizzata, anche se non è difficile ammettere che le idee siano molto più fluide e virali di quanto si possa supporre, nonostante ciascuno di noi, spesso, se ne attribuisca la paternità più o meno in buona fede; al pubblico, eppure consideriamo le barriere d’accesso alla fruizione dell’arte che l’attuale sistema dà per scontate, dai biglietti di ingresso alle mostre, fino al mercato dell’arte vero e proprio.

Se da un lato dunque il piacere estetico può travalicare nel desiderio di possesso, dall’altro appropriarsi di un’opera d’arte presuppone la sottrazione dell’opera stessa allo sguardo di tutto il restante pubblico: rubare qualcosa, in un certo senso, non lede solo il legittimo proprietario, ma la stessa collettività; viceversa, la proprietà egoista di un bene culturale ne vanifica il valore intimo, quello di essere pubblico e condivisibile. Per offrire ai visitatori della personale uno stimolo di confronto su queste tematiche, ogni giorno un’opera verrà lasciata incustodita: i visitatori, se lo desiderano, potranno portarla via senza essere visti.

Il messaggio sottinteso a questa esposizione performativa è preciso e diretto: a latere dei nostri giochi di attribuzione di valore, dei nostri desideri e delle previsioni in merito al destino di un’opera, in un modo o nell’altro l’arte percorre strade a noi non del tutto note,  continuando a proporre nuove visioni della realtà anche in assenza, e ben più a lungo dell’esistenza, dell’artista stesso.





venerdì 11 aprile 2014

RQQ! ovvero Ruba Questo Quadro! starts April 14, 2014

RQQ! - Ruba Questo Quadro!
ovvero l’arte va un po’ dove vuole, e non ci sono briglie che tengano

42 Stagione d’Arte e Cultura @ Sartoria Creativa via Santa Maria 6h, Torino
dal 14 al 27 aprile 2014

L’occasione per proporre questo progetto espositivo è 42, prima Stagione d'Arte e Cultura organizzata da Michele Di Erre e Andrea Gagliotta, presso la Sartoria Creativa: spazio di incontro, condivisione, progettazione e realizzazione culturale.

A fronte di altre opere sottratte indebitamente in occasione di precedenti mostre personali, la riflessione è stata inevitabile: a chi appartiene un’opera d’arte? A chi l’ha realizzata, anche se non è difficile ammettere che le idee siano molto più fluide e virali di quanto si possa supporre, nonostante ciascuno di noi, spesso, se ne attribuisca la paternità più o meno in buona fede; al pubblico, eppure consideriamo le barriere d’accesso alla fruizione dell’arte che l’attuale sistema dà per scontate, dai biglietti di ingresso alle mostre, fino al mercato dell’arte vero e proprio.

Se da un lato dunque il piacere estetico può travalicare nel desiderio di possesso, dall’altro appropriarsi di un’opera d’arte presuppone la sottrazione dell’opera stessa allo sguardo di tutto il restante pubblico: rubare qualcosa, in un certo senso, non lede solo il legittimo proprietario, ma la stessa collettività; viceversa, la proprietà egoista di un bene culturale ne vanifica il valore intimo, quello di essere pubblico e condivisibile. Per offrire ai visitatori della personale uno stimolo di confronto su queste tematiche, ogni giorno un’opera verrà lasciata incustodita: i visitatori, se lo desiderano, potranno portarla via senza essere visti. Il messaggio sottinteso a questa esposizione performativa è preciso e diretto: a latere dei nostri giochi di attribuzione di valore, dei nostri desideri e delle previsioni in merito al destino di un’opera, in un modo o nell’altro l’arte percorre strade a noi non del tutto note, continuando a proporre nuove visioni della realtà anche in assenza, e ben più a lungo dell’esistenza, dell’artista stesso.

Focus sulle performances espositive di RQQ!
Ogni giorno verranno pubblicati i dettagli di:
- l’inferno in vendita
- hacking Dorè
- non l’ho mai scritto
- ascoltare lontano
- just playing snakes
- lier - panta rei
- il mare prende, il mare dà
- spam
- un grande medium
- visivamente simili 14 Aprile

- 19.30 Inaugurazione mostra con aperitivo 27 Aprile
- Marta e Marzia in “inECcesso”

42artecontemporanea.com/
www.sartoriacreativa.org/
www.p-ars.com/

per la diretta streaming http://ift.tt/1nbUrJ1

via IFTTT

mercoledì 2 aprile 2014

Ci sono due prigionieri


Ci sono due prigionieri obbligati a giocare alle roulette russa
ovvero e-migriamo tutti, che ci piaccia oppure no

Andrew Ternovskiy è (o meglio, ai tempi era) uno studente russo di diciassette anni.
Un giorno, mentre sta chattando con alcuni amici via Skype, gli viene un’idea; ci lavora per due giorni e due notti, e realizza una piattaforma che, in modo assolutamente casuale, mette gli iscritti in contatto l’uno con l’altro attraverso una videochat. Quando i genitori gli chiedono che cosa stia combinando tutto il tempo davanti allo schermo del suo computer, spiega loro la sua invenzione; e questi decidono di investire l’equivalente di 10.000 dollari nel progetto del figlio. Che la storia, così come la si trova raccontata in Rete, sia solo una favoletta creata ad arte per fare pubblicità oppure le cose siano andate davvero così, ciascuno di noi può crederci o meno.

Serve un nome per la sua invenzione: Andrew si ispira ad un film visto da poco, “Il cacciatore”, dove prigionieri di guerra statunitensi sono obbligati dai loro aguzzini vietnamiti a giocare alla... roulette russa, pensa un po’. Così conia il nome Chatroulette, e lancia ufficialmente il sito in rete nel novembre del 2009.


Dopo un mese Chatroulette ha 50.000 iscritti.

Come ogni fenomeno fortemente virale, che coinvolge gli utenti e crea una nuova abitudine, aperto a possibili usi creativi, Chatroulette è stata al centro di numerose rivisitazioni e sperimentazioni. Viene citata in una puntata di South Park; circa un anno dopo l’apertura di Chatroulette, gli artisti bresciani conosciuti nel mondo come 0100101110101101.org mettono in scena un (falso) suicidio in diretta – per impiccagione – registrando le reazioni degli utenti che, di volta in volta, vengono messi casualmente in contatto con loro.


Un pugno nello stomaco: non mi riferisco alla performance “di dubbio gusto”, come è stata da molti definita, bensì al fatto che delle decine e decine di utenti che hanno visto la scena, hanno chiamato la polizia solo in...

Uno.
Sì, proprio così. 1.

Tutti gli altri utenti, a “bocce ferme”, hanno preferito tranquillamente passare oltre.

Naturalmente ci sono stati casi più scherzosi e meno truculenti: un tizio travestito da Spiderman, un altro che sembra (fisicamente parlando) una gran bella ragazza (e dunque ferma l’attenzione degli utenti maschietti, prima che premano il pulsante adibito alla ricerca casuale di un nuovo utente), e poi mostra il suo volto sfoggiando un bel paio di baffi (e dunque: immaginate la faccia degli utenti maschietti, e la corsa a premere il pulsante per passare ad altro), e molte, molte altre reinterpretazioni creative di questa videochat.





Chatroulette funziona perchè: è un gioco
(o perlomeno ha – tra gli altri – effetti simili al gioco)

Alea – per la seducente casualità dell’abbinamento con altri utenti
Mimicry – permette di “inventare” la propria immagine, e presentarsi come si preferisce
Agon – la sfida è quella di trattenere l’altro utente sulla propria videochat
Ilinx – la diretta, l’azione in tempo reale pur a migliaia di chilometri di distanza, induce a quel senso di estraniamento, supera l’impossibilità di conoscere persone se non nel raggio fisico dei propri spostamenti geografici, suggerendo all’io la possibilità di esistere, attraverso la Rete, istantaneamente ed ovunque

Altrettanto importante considerare che: così come io posso sperare di avere la fortuna di incontrare in videochat persone intessanti, qualcuno dall’altro lato sta sperando che io sia a mia volta la persona che cerca, cioè io sia la fortuna di qualcuno, dunque che io abbia le caratteristiche necessarie per soddisfare il desiderio di incontro da parte dell’altro. Se invece la sessione con me dura poco, il mio pensiero potrà essere: non sono abbastanza soddisfacente per l’altro, per questo tipo di altro che ho avuto occasione di vedere per pochi secondi, e quei pochi secondi sono bastati perchè ritenesse di poter dare un giudizio su di me, scartarmi e passare ad altro.

Le regole del gioco



E’ dunque facile imbattersi, tra un utente casuale e l’altro, in uomini che mostrano il proprio pene (meno frequentemente il loro volto insieme al loro pene). Perchè mostrarlo a utenti casuali e sconosciuti è materia della psicologia.

La casualità della messa in contatto supera, per certi versi, piattaforme social come Facebook, ad esempio. Certo posso cercare persone a me sconosciute ed inviare richieste di “amicizia” a caso, ma restarà sempre un sistema più lento e meno “casuale” di quanto invece non faccia Chatroulette. Se il limite strutturale di Facebook è quello di non avere “sorprese”, per cui l’informazione che si legge proviene sempre dalla propria - più o meno estesa - cerchia di amici, su Chatroulette si è sempre messi in contatto con sconosciuti (tranne alcune leggende metropolitane, secondo le quali mariti hanno incontrato “casualmente”  le proprie mogli su Chatroulette, con le seguenti varianti della storia: fidanzate che incontrano i propri fidanzati, fratelli con sorelle, figli con genitori, e via di seguito, attraverso tutte le possibili sfumature di imbarazzo).

Dove si gioca questo gioco

Altro aspetto interessante di Chatroulette, immediatamente dopo l’aspetto casuale della messa in contatto, è la sua assoluta a-geograficità. Chiunque, da qualsiasi parte del globo, può connettersi e superare spazi altrimenti invalicabili se non in tempi lunghi e con dispendio di risorse; naturalmente, ogni utente proviene dalla sua cultura “nazionale”, e dunque Chatroulette viene popolata dalla “nazione liquida” che vanta in un dato momento il maggior numero di contatti (che, statisticamente, saranno anche quelli con più possibilità di essere selezionati durante una sessione di incontri casuali). Attualmente gli abitanti di Chatroulette più numerosi sono gli statunitensi. Che stanno però usando una piattaforma ideata e sviluppata da un russo. Che ha preso il nome per la sua piattaforma da un film non proprio filostatunitense.

Pensare global, agire local, marcire vocal.
Nel senso: dire dire dire - comunicare - ma mai fare.

Se voglio incontrare uno sconosciuto devo mettere in atto tutta una serie di atteggiamenti comportamentali e sociali; e comunque sarà qualcuno immerso nella mia stessa cultura cittadina, nel mio stesso ambiente geografico. Con Chatroulette, seduti a casa propria, si entra in contatto con una ragazza che abita dall’altro lato del globo, ad esempio. E si è immediatamente (in senso temporale) e mediatamente (nel senso di “attraverso lo schermo)” nella casa dell’altro, e precisamente: nel luogo dove è posto l’altrui computer. Scrivanie, armadi, alle volte scorci di pareti con poster, letti usati anche per sedersi e scrivere. Il mondo di Chatroulette è fatto (tranne rarissimi casi) di stanze e stanze e stanze all’infinito, senza nessun ambiente esterno. Si viaggia da una parte all’altra del mondo, ma si trova sempre un’altra stanza, altre quattro pareti. Non esiste un fuori che liberi, un ambiente naturale da vedere e nel quale muoversi, andando “da qualche parte”, bensì solo gli appartamenti (qualcuno li definisce: corpi inorganici) addobbati, preparati, artificiali, che riflettono e rispecchiano chi li abita.




La performance

Il concetto di partenza è molto semplice.
Un utente che si collega su Chatroulette che cosa si aspetta?
Di vedere un altro utente nella finestra della videochat.
E invece, grazie ad un artificio ideato da P-Ars, vede se stesso.
In quel preciso istante, come se si vedesse in uno specchio, ed in tempo reale.

L’utente, tramite Chatroulette, vorrebbe entrare nell’intimità della casa d’altri; e invece vede casa propria, esattamente come la presenta agli sconosciuti che sono dall’altra parte della connessione. Là dove dovrebbe esserci l’altro, a riempire un’attesa curiosa, vede se stesso: è di fronte a quello che sta facendo, a come si presenta, al fatto che egli stesso è a sua volta “un altro” che qualcuno troverà, casualmente; sarà cioè lui stesso confrontato con il desiderio di trovare qualcuno, di soddisfare un’aspettativa.

Chatroulette diventa dunque uno specchio, la cui cornice è rappresentata dai limiti dello schermo: mette in evidenza, con un effetto di sorpresa, all’utente stesso la propria presenza in Rete. Tramite l’artificio della performance, la ricerca casuale dà un esito che mai, normalmente, si potrebbe ottenere su questa piattaforma: l’incontro con se stessi.

La webchat-specchio propone dunque una presenza di identità inaspettata; un immediato riconoscimento, non voluto ma immanente, una verità senza filtri su come ci si è “apparecchiati” per incontrare casualmente l’altro. Mette in un circuito chiuso un’informazione, quella dell’essersi preparati per andare in videochat, proiettando secondo dopo secondo l’immagine di sè che si vorrebbe dare; fa accadere un “effetto-specchio” là dove lo specchio non esiste, bensì esiste solo l’occhio che cerca ed osserva l’altro.

Privato, pubblico... chi ha in mano le chiavi del lucchetto

Il fatto che la webchat non abbia funzionato così come ci si aspettava, cioè facendo comparire uno sconosciuto oppure una sconosciuta nella finestra della diretta in tempo reale, fa scricchiolare la presunta padronanza del mezzo e del suo fine; produce una falla inaspettata, estraniante, insinua nell’utente il sospetto che ci sia un bug, oppure un ignoto regista che mette in atto questo trucco informatico; e per quale ragione; e soprattutto: restando celato, e mandando avanti nel suo manifestarsi solo la sua opera, e non l’immagine di se stesso.

La performance non è stata videoregistrata, bensì vissuta solo dagli utenti che casualmente si sono imbattuti in questo progetto. Effimero come tutto ciò che è live-on-line, persisterà solo nel ricordo, ed eventualmente attraverso il racconto, dei suoi in-aspettati spettatori.




lunedì 31 marzo 2014

Damnatio memoriae – idee sparse


Damnatio memoriae – idee sparse
ovvero sul tradurlo erroneamente in: “la dannazione della memoria”
e (pur travisando) non sbagliare poi di molto.

0 - La memoria storica, ed i problemi che porta con sè: raccontare con parole (inadeguate) qualcosa a qualcuno, perchè ne abbia memoria, cioè abbia memoria di una cosa che non ha vissuto in prima persona.

1 - Da bambino ho ingoiato una gomma come questa:



non ricordo esattamente la dinamica dell’episodio, ma: se nessun gesto è casuale, uno psicologo potrebbe chiedersi che cosa volevo cancellare dentro di me.

2 - La memoria del pesce rosso dura circa 3 secondi. Però, di fronte ad uno stimolo ripetuto un certo numero di volte (ad esempio la vista della scatoletta di cibo), il pesce rosso sviluppa un istinto che lo porta a successive reazioni adeguate. Non si avvicina alla vostra mano per affetto, no. A meno che non vogliamo pensare che istinto e affetto possano coincidere.

3 - La memoria umana (per quello che al momento si sa) tende - tra le altre cose - a sovrapporre eventi simili, e a ricordare invece più facilmente eventi dissimili. Più facile avere memoria di un incidente, oppure di una bella sorpresa, piuttosto che di ciò che si è mangiato ieri.

4 - C’è un videomaker, di cui non ricordo il nome (il dvd del quale ho prestato tempo fa ad un’amica che si è poi dimenticata di restituirmelo), che per un arco di tempo incredibilimente lungo, con molta costanza, ha filmato spezzoni della sua vita, dall’adolescenza fino ai quarant’anni (circa, credo). Eventi quotidiani; eppure con un obbiettivo puntato ferocemente sull’esistenza quale essa è, nuda e senza didascalie oppure tentativi di spiegare i perchè. Ricordo in particolare: il mattino del suo risveglio nel letto del suo fidanzato, e la telefonata con la quale lo avvisavano dell’aggravamento della madre ricoverata in un ospedale psichiatrico.

5 - Libri da leggere, perchè sarebbe troppo lungo da spiegare qui (e mi sfuggono dettagi importanti, la mia sarebbe solo, seppure appassionata, un’approssimazione), anche a proposito della memoria: “La singolarità è vicina” di Ray Kurzweil (credo che si siano ispirati largamente a questo libro, per l’ultimo film con Johnny Depp, mi sfugge il titolo) e “Anelli dell’io” di Douglas Hofstadter, un testo scientifico non privo di grande poesia ed umanità.

6 - Quando ero ragazzo per fare un videogioco bastava una manciata di kb su un floppy disk. Oggi si parla di gigabite. Una frase simile a quella precedente è stata scelta e riportata sul catalogo di una delle mostre dedicate alla Game Art, organizzata da Debora Ferrari, ma non ricordo esattamente il titolo del catalogo.

7 - Anche se non è propriamente così, mi piace accostare l’idea della memoria “dislocata altrove” (vedo Cloud vari) all’idea di Akasha, la banca dati universale che contiene non solo la memoria del mondo (e dei singoli individui) ma anche, in qualche modo, quella futura (secondo alcune intepretazioni dell’induismo). E ciascuno di noi attinge all’Akasha, alla sua parte di memoria individuale, anche se – alle volte – perde la frequenza giusta e si collega a ricordi di cose passate oppure future non proprie.

8 - C’è questo sistema formidabile, in Rete, per inviare mail che si autodistruggono. Si scrive il messaggio in un apposito riquadro, si copia il link e si inserisce nella mail che si vuole mandare; e il destinatario potrà leggere una volta sola il messaggio digitato. Ad una seconda visita al link il messaggio non compare più. Credo che lo userò per una performance.


9 - Lista: l’ossessione degli antichi per la sopravvivenza attraverso il ricordo negli altri; il loro terrore per la morte in mare, senza sepoltura; il cannibalismo rituale come forma di sopravvivenza di una parte di sè negli altri membri della propria tribù; gli aedi e le storie orali, di generazione in generazione; la Biblioteca di Alessandria che brucia; i falsi ricordi (cause organiche oppure psicologiche), per camuffare un trauma (quelli degli abducted dagli alieni?) oppure le cose che crediamo di ricordare ma eravamo troppo piccoli per ricordarle davvero.

10 - Premesso che è molto difficile decidere quanta sofferenza è utile per evolversi ed uscire dalla propria area di comfort, e quanta invece è inutile e dannosa e quindi da fuggire: sarebbe interessante mettere in relazione questo aspetto con quello che spiega perchè la mente ricorda oppure no, e quanto sia utile o meno all’esistenza (muovendosi tra, e tenendosi alla larga dai due opposti, cioè ricordare tutto e non ricordare nulla).

11 - Quando spostiamo un file nel cestino e lo svuotiamo, non abbiamo realmente cancellato il file (questo ormai lo sanno quasi tutti, eppure la polizia scientifica continua ad inchiodare criminali alle loro responsabilità con questo trucchetto). In realtà il file è ancora lì, semplicemente abbiamo detto al nostro pc o mac: scrivici pure sopra, questo non mi interessa più. Per questa ragione, se il pc o il mac non ha ancora riscritto un altro file sulla stessa parte di disco rigido dove è conservato il file cancellato, è possibile recuperarlo facilmente. Viceversa, esistono in Rete programmi (sia gratuiti che a pagamento) che provvedono a scrivere e riscrivere, sullo stesso file da cancellare, molte volte files fittizi; così che non sia possibile recuperare il file originale. Il termine palinsesto ha a che fare con questa cosa: si grattava la pergamena (che costava cara) per poterci scrivere di nuovo sopra.

12 - La “damnatio memoriae” era la pratica con la quale, nel diritto romano, si procedeva alla distruzione di ogni traccia dell’esistenza di una persona: raffigurazioni nei dipinti, statue che la ritraevano, testi che ne raccontavano la vita, oggetti personali. Era una pena inflitta per reati molto gravi, a nemici della patria come ad imperatori spodestati per comportamenti empi. Tuttavia, bisognerebbe rivalutare certe figure del passato, dal momento che la storia, così come noi oggi la leggiamo, la scrivevano solo coloro che potevano permetterselo, e fare in modo che la loro testimonianza rimanesse nel tempo. Per esempio, se ai senatori un certo imperatore non andava a genio, non ci voleva poi molto che lo dipingessero per le generazioni future come un pazzo scriteriato. E’ un po’ il discorso che la storia la fanno i vincitori. Oppure, chi ha le televisioni.

13 - (senza titolo)




14 - Si considerino tutti i punti di cui sopra come mai scritti. Si consideri come mai scritta la frase precedente. Anche la frase precedente. Anche la frase precedente...

15 - ...otteniamo così un particolare tipo di buco nero, un BNR ovvero un Buco Nero Ricorsivo, che infinite volte ingoia se stesso senza mai digerirsi; e mostra a chi sta al di fuori (e ben lontano, se ha cara la vita) dall’orizzonte dei suoi eventi (termine mutuato dal gergo della fisica) soltanto l’atto del cancellarsi infinite volte, e paradossalmente palesando proprio ciò che cerca di nascondere ed eliminare. E nulla più.



martedì 25 marzo 2014

Bulgini - Locale provvisorio adibito al rilascio di visti d'ingresso... starts April 01, 2014 at 07:30PM

42 sono i secondi necessari per capire che quest'anno la primavera porta aria fresca nell'arte e nella cultura. Martedì 01 Aprile presso la Sartoria Creativa in via S. Maria 6/H Alessandro Bulgini con "LOCALE PROVVISORIO ADIBITO AL RILASCIO DI VISTI D'INGRESSO ALLA BARRIERA NORD" inaugurerà la Stagione d'arte "42", ideata e curata da The Shivers (Michele Di Erre e Andrea Gagliotta). La serata avrà inizio alle ore 19.30 con un incontro informale con Alessandro Bulgini. Alle ore 21.30 è prevista l'inaugurazione con un aperitivo tardivo e l'incontro con gli artisti che parteciperanno alla stagione. La serata prosegue con un intervento performativo a sorpresa del gruppo "AttioSceneinLuogoPubblico" tratto da "IL BICCHIERE DELLA STAFFA". 000 - “LOCALE PROVVISORIO ADIBITO AL RILASCIO DI VISTI D’INGRESSO ALLA BARRIERA NORD” Alessandro Bulgini: "Ho pensato con questo mio intervento che mi vede de localizzato dalla periferia per il centro , di realizzare uno spazio entro il quale vengono rilasciati i permessi per l’ingresso ad una ipotetica zona nord dalla quale dipendo. Zona ben delimitata e controllata dove non è ben chiaro se il privilegio sia al di fuori o dentro di essa. Dentro questo locale sono presenti gli oggetti ad uso di chi lo vive, oggetti che hanno sia una funzione diretta all’espletamento del compito burocratico per il quale lo spazio è stato aperto, sia oggetti per la difesa della postazione, e per ultimo oggetti personali che servono a rendere più lieto il tempo trascorso in tale luogo provvisorio. Per due settimane la mia presenza avrà anche il compito di mantenere questa favorevole posizione in quota, da dove poter osservare gli andamenti di zone altre, li dove apparentemente accadono le cose più salienti per il destino di tutti." http://ift.tt/1eBSjVu http://ift.tt/1fYhqSc

via IFTTT

domenica 23 marzo 2014

Evolution loves Glitch


Evolution (and Darwin) loves Glitch
ovvero i corsi ECDL non vi hanno detto proprio tutta la verità.

Alle scuole superiori girava (viralmente) un ritornello che diceva:

La filosofia è quella cosa
con la quale e senza la quale
la vita resta tale e quale

Riferito al mio professore di filosofia, il ritornello era assolutamente vero.
Si limitava a leggere intere pagine dal libro di testo, e obbligava noi studenti a prendere appunti, perchè “scrivendo si memorizza meglio”, diceva lui. Vero, forse, ma niente di più: mi insospettiscono coloro che hanno un solo comandamento, in questo caso “Non avrai altro metodo al di fuori di questo.”

Riferito a quello che ho sentito dai docenti universitari, il ritornello era forse vero.
Sentivo aleggiare però nelle aule un sottile odore di formaldeide, come se Platone, Kant ed Hegel fossero stati impagliati ad uso e consumo di un sistema scolastico inappropriato e fuori tempo, oltre che per placare la disposofobia dei docenti stessi, forse anche il bisogno di circondarsi di cose morte per sentirsi vivi, chi lo sa, l’ossessione di voler controllare tutto quando ormai si sentono le urla dei barbari ai confini del regno.

Riferito a quello che è la filosofia nella sua natura intima, decisamente falso.
Nascosta nelle pieghe della storia, è forse la trama e l’ordito sui quali ciascuno di noi si muove, prende le proprie decisioni, per sè e per gli altri, ed in un certo senso, a vari livelli, fa quella cosa chiamata storia, forse con azioni sempre troppo limitate, di fronte al disembedding di un potere lontano ma che ha conseguenze vicine.

Ma non è di un ritornello che scriverò in questo pezzo, bensì del glitch.

Una breve ricerca su wikipedia vi renderà e-dot.ti sul fatto che glitch è un termine usato in: elettrotecnica > per indicare un picco breve e improvviso in una forma d’onda, causato da un errore non prevedibile; dai tecnici del suono > ed indica quando le saldature di un cavo stanno per saltare; nel mondo dei videogames > per descrivere bugs nel software che, sfruttati a proprio vantaggio, permettono azioni che normalmente la struttura del gioco non prevederebbe (passare a livelli successivi velocemente, ottenere punteggi incredibili, diventare invulnerabili et similia). Dal punto di vista di Superman > la ridotta gravità terrestre è un glitch che gli permette di fare cose che voi umani non potreste immaginare.

Una ricerca un po’ più approfondita in Rete vi renderà e-dot.tissimi sul fatto che il termine glitch fu usato per la prima volta da John Glenn, nel 1962. Arruolatosi come pilota nel Corpo dei Marines in seguito all’attacco di Pearl Harbor, sopravvisse alla campagna delle isole Marshall e alla guerra di Corea, a differenza di (circa) 37.000 suoi commilitoni, e venne selezionato dalla Nasa dopo essere diventato pilota collaudatore. Fu il primo statunitense ad andare in orbita, restandoci per 4 ore e 55 minuti. Fu proprio durante questa missione, la Mercury-Atlas 6, che John Glenn disse, riferendosi ad alcuni problemi all’hardware del suo veivolo

“Literally, a glitch is a spike or change in voltage in an electrical current.”

Sul Canadian Oxford il termine glitch è inserito nella lista delle parole usate nel ventesimo secolo di cui non si conosce l’origine; sul Random House’s American Slang, invece, la sua etimologia viene fatta risalire alla parola tedesca glitschen e/o alla parola yiddish gletshn (in entambi i casi, “scivolare”). Perbacco. Come ci sarà finita sulle labbra del patriota statunitense John Glenn?

Nel gennaio 2002 il collettivo Motherboard promosse un simposio dedicato a tutti quegli artisti che lavoravano nell’ambito del glitch, ovvero: da un malfunzionamento tecnico, analogico oppure digitale, casuale oppure indotto (operando direttamente sull’hardware oppure a livello di codice) traevano materiale per le loro opere d’arte. Il glitch, in quanto difetto, ispirava artisti visivi, videomakers e musicisti, che ne hanno fatto un elemento estetico nelle loro opere.

Appurato tutto questo, scendiamo nel dettaglio.
Il glitch nelle opere d’arte multimediali, nelle immagini oppure nei video.

Ecco la ricetta.

1 - Scegliete un file .jpg di vostro gradimento. Una vostra selfie andrà benissimo, via.
2 - Cliccate con il tasto destro del mouse sul file, e aprite il file con un editor di testo.
3 - Vedrete una cosa “incomprensibile” simile a questa:



Il Grillo Parlante dei corsi ECDL ci ha sempre detto che non bisogna pasticciare i files in questo modo, perchè dopo non funzionano più. E’ vero, ma noi siamo curiosi, creativi, insolenti, non gli diamo retta e ci mettiamo mano, in uno o più dei seguenti modi, in ordine crescente di creatività:

> scrivendo cose a caso (adèfa235t798$%&/sàdioàasdf+aisjg03w88q4+q84tèf)
> scrivendo frasi di senso compiuto, poesie, copiando citazioni dai vostri libri preferiti
> asportando parti di codice (poche lettere oppure decine di righe)
> copiando e re-incollando intere parti di codice (la danza del ctrl-c ctrl-v)
> aprendo un secondo file (un altro .jgp, o quello che vi viene in mente) e innestando parti del codice di quest’ultimo nel file .jpg che state manipolando

Quando le pulsioni della vostra vena creativa hanno trovato soddisfazione...

4 - Chiudete il file e salvate con la stessa estensione che aveva in precedenza .jpg
5 - Cliccate sul file per aprire l’immagine e ammirate il risultato. Emozionati?

A volte il file è troppo corrotto, e non si vede niente.
Altre volte non si nota alcun cambiamento apparente.
Altre ancora il risultato è un immagine affetta da uno o più glitch.
Serve un po’ di esperienza per ottenere risultati apprezzabili con la tecnica del glitch indotto: quali parti di codice andare a manipolare, cosa togliere e che cosa no, affinchè l’immagine risulti almeno visibile. Comunque, in tutto il processo c’è una buona dose di casualità.

Ve l’avevo detto di fare una copia di sicurezza del file originario? No?

Peccato, avrei dovuto avvisarvi. Il file originario è perso per sempre.

C’è poco da disperarsi. Abbiamo semplicemente accelerato un fenomeno che riguarda (non solo) la materia della Rete: per quanto possa sembrare eterna è comunque conservata su supporti magnetici, che sui lunghissimi tempi tendono a s-magnetizzarsi, a meno che non vengano fatte periodiche copie; un po’ quello che fa la natura quando cerca di sopravvivere al decadimento e alla morte, replicando se stessa.

Anche in natura, guardacaso (ma neanche troppo -caso, visto che la Rete, effetti di composizione a parte, è un “prodotto” dall’uomo, che è a sua volta è un “prodotto” della natura), esiste qualcosa che potremmo chiamare glitch; tanto caro a Darwin quando pensò bene di raccontare la storia dell’evoluzione in modo un po’ diverso da come la vedevano invece i creazionisti; tramite variazioni casuali del patrimonio genetico e glitch le specie si evolvono.

La discussione è ancora aperta, soprattutto negli Stati Uniti – ehi, patria di quel John Glenn che per primo disse “glitch!” - alcuni preferiscono pensare ad un IDD, Intervento Divino Diretto, che ci ha portati ad avere due occhi, due mani, una bocca etc; altri che sia il risultato di una serie di mutazioni casuali, le migliori delle quali hanno favorito certi organismi viventi; altri riesumano Lamarck, che forse si è espresso male ma non aveva proprio tutti i torti, considerando che il comportamento di vita dei genitori va ad influenzare (riassumendo al limite del fraintendimento) il patrimonio genetico che verrà trasmesso alla prole; altri ancora che ci sia un’intenzione precisa dietro a quelle mutazioni, un’idea estetica e funzionale, e che la natura tenda al bello.

Poi ci sono gli OGM, che in fondo sono glitch perchè non sappiamo (oppure sappiamo ma fa comodo far finta di no) tutte le conseguenze del loro inserimento nell’ecosistema.

Poi c’è la creatività, che forse funziona grazie ai glitch, quando improvvisamente vedi la realtà da un punto di vista totalmente diverso e ti chiedi come mai, che cosa sia successo.                                                                         

Insomma, tutti cercano di capire se chi ha aperto il file e ha pasticciato con il codice avesse idea di che cosa stava facendo o meno. Insomma:

Il glitch è quella cosa
con la quale e grazie alla quale
la vita non resta mai tale e quale
se ti va bene, il risultato è bello e funzionale
se ti va male, non sai bene chi ringraziaLe