Togliamo tutta quella che è la storia personale di ciascuno di noi, in relazione ai propri genitori. Le cose positive oppure negative. I ricordi, le aspettative, il presente che digerisce tutto. Provo ad immaginare i miei genitori senza di me. Il loro conoscersi. Il loro primo appuntamento. Il loro viaggio di nozze. I discorsi che hanno fatto a cena, dopo una giornata di lavoro. La scelta di un nuovo mobile. I loro commenti sui loro rispettivi genitori, le giornate di pioggia, una gita fuori porta un fine settimana. Cerco di restituirli alla loro storia, ripuliti da tutti i miei giudizi e pensieri, senza di me, prima di me. E questo pensiero mi fa provare una sensazione di, un poco sgomenta, vastità. Togliere all’io il suo protagonismo esagerato, il suo pretendere di essere al centro di una storia, e restituire a chi mi circonda (a partire dai più prossimi, fino ad esercitare questo pensiero addirittura con gli sconosciuti) un proprio posto di primo piano, quello delle loro vite, che pur coesistono accanto alla mia, ed esistono a prescindere dalla mia. Con questo pensiero, il giudizio e il pregiudizio non attecchiscono. L’altro non è più funzionale rispetto ai miei pensieri, ma con una sua dignità ed indipendenza. Ammiro il grande universo delle identità verso il loro destino.
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domenica 18 agosto 2013
martedì 13 agosto 2013
Gli impegni
Gli “impegni”. Seguiamo un percorso etimologico, molto creativo. Da “impegnare”. Dare in pegno. Il pegno è quel qualcosa che si dà a qualcuno verso il quale si è in debito. Il Monte dei Pegni è una cosa triste. Il Pegno d’Amore è una cosa felice. Due persone si separano, ma sono im-pegnate l’una con l’altra, e quell’oggetto che passa da una mano all’altra sancisce qualcosa. Quando vedevo nei film scene del genere, di lui che parte magari per la guerra e lascia a lei qualcosa, mi sono sempre fatto delle domande. Come, un oggetto qualsiasi, all’improvviso non sia più un oggetto qualsiasi ma molto di più: il senso che gli uomini mettono nelle cose. Il bisogno che gli uomini hanno di segni tangibili, materiali, da rigirare tra le dita. Oggi, penso alla questione anche da un’altra prospettiva. Al fatto di accettare o meno un pegno. Non è una cosa banale. Se accetto un pegno, significa che riconosco il mondo all’interno del quale l’altro mi sta portando. Vedo la porta, mi è data una chiave, decido di varcarla. Credo di aver dato molte cose in pegno, nella mia vita. Cose oggi dimenticate. Mi chiedo se esista un luogo dove tutte queste cose sono raccolte, e trovano pace, raccontando di mondi possibili che poi non sono stati.
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