Il vocabolario è il luogo in cui le persone si incontrano, a metà tra due (o più) modi diversi di vedere una cosa. Possiamo essere d’accordo su che cosa sia un “tavolo”. Anche se la stessa parola accenderà in ciascuna mente immagini molto diverse. La parola “tavolo” diventa il confine, la dogana, di due paesi diversi. Ad inoltrarsi in ciascuno di essi, si incontreranno ricordi, immagini, simboli, forse continuando a camminare verso l’ipotetico centro di quello che per ciascuno dei due dialoganti è un “tavolo” forse si scopriranno cose che nemmeno loro sanno di sapere, di ricordare. Ritorniamo all’esterno di questo paese che è una parola per noi: sul confine, il mio “tavolo” e il tuo “tavolo” più o meno coincidono, e dunque se ti dico di avvicinarti al “tavolo”, tu lo capisci, e se lo desideri puoi farlo. Non sono sicuro di tutto quello che la parola “tavolo” accenderà nella mente dell’altro quando la pronuncerò. Mi serve per un obbiettivo immediato, quello di indicarlo, di farlo risaltare in mezzo a tutto il resto della realtà, così che anche l’altro possa vederlo, capire che sto parlando proprio di quello. Ma l’uso pratico prescinde dalle infinite connessioni di ricordi e sensazioni del linguaggio. Come navi sulla superficie.
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martedì 27 agosto 2013
domenica 4 agosto 2013
Non essere
Angela Damone non esiste. Il suo profilo su FB è un inganno. Nel mondo reale non c’è nessuna Angela Damone. La foto del suo profilo, i pochi contenuti presenti sulla bacheca del suo diario, sono pura finzione, presi a caso da internet. Chissà come si chiama la ragazza ritratta nella fotografia, in realtà. Angela Damone nasce come scherzo da fare ad un amico, poi il suo profilo, a cosa fatta, resta in Rete. Nel giro di circa un anno, Angela Damone accumula 536 richieste di amicizia. Molti provano a scriverle, alcuni semplicemente con un “ciao”, altri con insistenza e motivazioni incredibili (“abbiamo amici in comune...” “sicuramente ci conosciamo... anche a te piace la tal cosa, anche a me, parliamone...” “Ti ho vià vista ma non ricordo dove...”) ma Angela Damone non risponde. Non vuole portare avanti una bugia, nè prendere in giro nessuno. Proprio lei (che non esiste) si rende perfettamente conto di una cosa importantissima, questa: tutto quello che è ritenuto vero, è vero nelle sue conseguenze reali. Sa qual’è il potere di un’immagine, di una frase, di un commento, di un sì oppure di un no, nella vita delle persone. Sa che l’essere umano è fragile e bisognoso di cose come l’amore, la comprensione, la stima, il non sentirsi soli ed isolati rispetto ad una realtà spesso non umana. Dunque, non risponde e lascia che chi le ha chiesto l’amicizia vada a cercarla altrove. Lei che non esiste, e che non ha tutte queste necessità, a modo suo ha compassione della condizione umana. Se potesse pensare, chissà se preferirebbe restare un pugno di bit intrappolati nella Rete, oppure sopportare “...le sferzate e gl’insulti del mondo, l’ingiustizia dell’oppressore, la contumelia dell’uomo orgoglioso, gli spasimi dell’amore disprezzato, l’indugio delle leggi, l’insolenza di chi è investito d’una carica, e gli scherni che il paziente merito riceve dagli indegni... (W.Shakespeare)” pur di provare il calore del sole, la forza del vento, il trasporto del mare.
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