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domenica 25 agosto 2013

Di meglio


Quando qualcosa non va come avremmo voluto, diciamo: “meglio così, si vede che è destino”, cioè che siamo destinati ad altro. Ci piace pensare: di meglio. Questa fiducia nel destino mi è sempre sembrata sospetta. Forse pecchiamo di egocentrismo. Come se l’universo fosse funzionale a noi. Ma gli altri non sono in funzione di noi. Cambiamo punto di vista: se qualcuno ha evitato me, è perchè sta andando verso il suo destino, e sta pensando: un destino migliore dell’altro, che in questo caso sono io. Questo dà chiaramente un sapore diverso alla cosa. Dunque due possono essere le posizioni: crediamo che una sorta di Provvidenza abbia deciso incroci, successi e fallimenti, e ci indirizza verso il nostro destino, che vorremmo pensare il migliore possibile (e magari, invece, è solo il nostro, funzionale ad un piano cosmico, che non prevede gioia per noi, ma una funzione sì, a prescindere) oppure è tutto un gioco di casi, più o meno controllabili e controllati, attraverso i quali ci districhiamo. I più deboli, forse, accettano un compromesso e si fermano lungo la strada, altri rimangono fedeli ad un ideale, e sono condannati a vagare per sempre, alla ricerca. E nemmeno decidiamo se essere dei primi o dei secondi qui sopra citati.



martedì 20 agosto 2013

Fare cose


Da ragazzo, com’era Leonardo. Che cosa sognava. Se sia stato fortunato o meno. Che abbia saputo coltivare le proprie attitudini. Che abbia avuto disillusioni, dolori. Le biografie che leggiamo sono tentativi di dare un senso alla vita. Cerchiamo tra le righe una risposta, un’illuminazione su quale sia la strada giusta da compiere, una formula magica, un atteggiamento mentale: come ha fatto Leonardo a diventare Leonardo? Bach? Fellini? Fontana? Tolstoj? Leopardi? David Foster Wallace? Dalì? E’ stata fortuna? E’ stata forza di volontà? Che cosa potrei fare io per arrivare lì, o per lo meno: che cosa potrei fare per essere felice? La mia felicità è possibile, oppure no? Sono stato dotato dalla natura delle qualità necessarie per raggiungere la mia felicità? La natura è equa, e dà a tutti gli strumenti necessari, anche se da sudare per mettere in azione, per raggiungere uno stato di soddisfazione? Basta il pensiero che la propria vita finirà in una biografia lacunosa? E’ l’immagine che abbiamo del genio, forse, ad essere errata. Non sta scritto da nessuna parte se, sul limitare della notte, questi personaggi fossero felici o meno, in cuor loro. Però, hanno fatto cose. C’è una felicità che fa del suo destino un capolavoro.



lunedì 19 agosto 2013

Che cosa è meglio


Che un evento passato traumatico, come ci dice la psicologia, possa influenzare così tanto il nostro presente da stabilire, in modo quasi statistico, come andrà a finire il nostro futuro, mi ha sempre lasciato pensieroso. Sarà vero, ma forse non sarà solo quello. E se è vero, dev’esserlo per ogni esperienza vissuta, che va a formare la base su cui si appoggia la nostra esperienza, e il nostro io. Oppure, potrebbe esserci una soglia di “importanza” sotto alla quale un’esperienza vissuta non è rappresentativa per indirizzare il nostro agire, più o meno consciamente, e sopra la quale diventa “trauma”, oppure “importante” se positiva, tale da farci diventare individui quali siamo. Allora che cosa posso fare per diventare quello che vorrei: trovarmi occasioni in cui io possa sperimentare esperienze “importanti”. Tolto il fatto che si possa sapere che cosa è meglio per se stessi e che cosa no, tolto il fattore ambientale che ci rende coartati oppure liberi di esprimerci, alla fin fine tutto questo si riduce ad un: voglio diventare ciò che voglio. Voglio volere quello che voglio veramente. Per questo, sdraiarmi sul lettino di uno psicologo mi spaventerebbe molto. Non dubito della sua professionalità. Ma: un uomo che “destina” un altro uomo. (Ndr: già pregusto i commenti)



giovedì 1 agosto 2013

La stanchezza


La stanchezza. E’ una parola che non mi piace. Forse mi ricorda immediatamente episodi che non ho ancora imparato a considerare una tappa, nel bene e nel male, della mia storia. Una delle tante, ma pur sempre una tappa. C’è la stanchezza di cui ti accorgi, e quella di cui non ti accorgi, per la quale fai cose come se fossi (perchè lo credi) al pieno delle tue facoltà, e invece stai facendo altro rispetto a quello che faresti se fossi sveglio e riposato. E’ pur sempre quella percentuale di vita che crediamo di poter controllare, credendo di avere il pieno raziocinio di ogni nostra azione, e che invece ci fa prendere decisioni affrettate, sbagliate, parziali. Prima di ogni decisione bisognerebbe valutare le alternative sia a notte fonda che al mattino appena svegli e riposati. L’ondeggiare della vita tra stati opposti che ci affliggono e mettono in luce lati di noi oscuri oppure solari: trovo difficile pensare che anche questo sia umano, e che faccia parte del gioco. Con il destino non si scherza, quello scritto nelle nostre azioni meccaniche, spontanee, quasi come i muscoli involontari che presiedono al battito cardiaco. Un gioco di scatole cinesi: forse anche la “stanchezza che fa decidere diversamente” è un ingranaggio del Grande Gioco.