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martedì 20 agosto 2013

La sensazione che


Uno dei momenti più felici della mia adolescenza, riconsiderato a bocce ferme, è stato quello in cui me ne andavo in giro con il mio quaderno a scrivere. Andavano bene le panchine, i bar, i gradini sulla strada di qualche palazzo. Ho un vago ricordo dei contenuti di quello che scrivevo, ma ben ferma nella memoria la sensazione che provavo. Credo di aver passato mediamente più tempo fuori piuttosto che dentro casa, a scrivere. Giravo per il quartiere, interi pomeriggi, esploravo, guardavo, annusavo. Quei quaderni li ho ancora tutti, ma non li riapro. Però, ancora oggi mi capita di scrivere fuori, quando il mondo rumoreggia intorno e la pagina è una specie di piccolo centro fisso, una nave, in viaggio; e le mie parole erano il carburante per andare da qualche parte. «Mais où sont les neiges d'antan?» scriveva Francois Villon. Di tutti quei turbamenti e di quei desideri, di quei dolori e di quelle gioie, è rimasta la sensazione di viaggio in corso, e il resto è sfumato.


giovedì 8 agosto 2013

Sentirsi come


Penso alla bellezza. Mi astengo dall’usare la b maiuscola, per cercare di dare l’idea di come quella, a cui penso io, sia diversa da quella che comunemente viene bistrattata con superficialità. Alla bellezza che cresce con noi, che si modifica, nel corso del tempo, che si affina: come un’immagine sfocata, diventa forse più chiara, crescendo, si rivela a noi, si fa inseguire. Che cosa ci tocca della bellezza ? La sua fugacità? Il sapore effimero che la sostiene? Il suo essere un linguaggio universale? Mi chiedo perchè io non mi veda bello. Forse dipende da anni di giudizi che hanno impolverato la consapevolezza del me. Eppure, ci sono state occasioni in cui mi sono visto bello. Certe mattine, ad esempio, poco prima di uscire di casa, per andare a fare qualcosa che mi piace. Oppure quando tutto giocava a mio sfavore, inducendomi ad una scelta che avrebbe alimentato e diffuso il male, e invece sono riuscito a trattenere le conseguenze del male e della disarmonia, impedendo che contagiasse anche gli altri e il mondo attorno a me. Atti effimeri, appunto, spariti nel tempo. Ma che hanno reciso un cammino per aprirne un altro. Aggiungere o mettere in luce speranza nel mondo. Quando è così, mi sento bello.

("Gatto che smania", disegno di Matteo D'Errico; "Erba gatta in tazza di caffè" di Andrea Roccioletti)