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domenica 11 agosto 2013

Augùri, àuguri, auspìci, arùspici

Gli augùri. Che cosa auguriamo agli altri? Tanti augùri. Ripenso a questa formula. Esprime un sentimento: spero che ti succeda qualcosa di bello. Vorrei scrivere: come possiamo sapere che cosa è meglio per gli altri? ma mi sembra voler cercare a tutti i costi qualcosa di negativo in una frase che, tutto sommato, per quanto usata senza pensarci, magari può riservare delle sorprese. E’ come un regalo impacchettato: a forza di dire queste parole, magari ci si accorge del contenuto: si decide di scartare il pacchetto, e si scopre "qualcosa di bello". Sposto un accento. Gli àuguri. Sacerdoti dell’antica Roma, ma già conosciuti da etruschi e greci. Che cosa facevano, questi sacerdoti: traevano gli auspici, osservando il volo degli uccelli, ad esempio. C’erano due tipi diversi di àuguri: quelli privati, per le faccende familiari, e quelli pubblici, consultati dai giudici prima di emettere un editto. A me capita di osservare il volo degli uccelli. Soprattutto certe sere, che a stormi come nuvole si allontanano dalla città, verso non so dove. Questo meraviglioso volo in sincrono, che a fotografarlo non renderebbe mai il vederlo di persona. Che cosa mi àuguro, guardando il volo in sincrono degli uccelli migratori?



lunedì 5 agosto 2013

Ricorrenze


Durante l’anno ci sono alcune ricorrenze. Il natale, il capodanno, pasqua, ferragosto. Queste ricorrenze ri- corrono. Tornano, periodicamente. Sono una specie di scadenza che ci pone di fronte al tempo. Quando è una di queste ricorrenze, non puoi fare a meno di pensare alla stessa ricorrenza, ma un anno prima. La ricorrenza è uguale, tu sei cambiato. Chi eri, che cosa facevi, dov’eri, con chi eri. Se i giorni tendono a confondersi l’uno con l’altro, se l’avvicendarsi delle stagioni è molto lento per cui ci si abitua, la ricorrenza arriva con il suo carico di tappa, momento di separazione, eterno ritorno sempre uguale, e tu invece sei cambiato. Questo può diventare penoso, certe volte. Altre volte, ma forse capita meno, ci si accorge che si sono superate delle difficoltà, e allora è un bel momento. Ma normalmente, e vorrei spiegare a me il perchè, queste feste hanno un che di nostalgico. Forse perchè rimandano ad un tempo in cui per noi il tempo non passava. Certo, arrivavano diversi natali. Ma, essendo bambini, ci sembrava solo una conferma che il tempo era eterno, ci dava sicurezza. Nulla sarebbe mai cambiato. Crescendo, e facendo esperienza del dolore, il natale salva meno.