Togliamo tutta quella che è la storia personale di ciascuno di noi, in relazione ai propri genitori. Le cose positive oppure negative. I ricordi, le aspettative, il presente che digerisce tutto. Provo ad immaginare i miei genitori senza di me. Il loro conoscersi. Il loro primo appuntamento. Il loro viaggio di nozze. I discorsi che hanno fatto a cena, dopo una giornata di lavoro. La scelta di un nuovo mobile. I loro commenti sui loro rispettivi genitori, le giornate di pioggia, una gita fuori porta un fine settimana. Cerco di restituirli alla loro storia, ripuliti da tutti i miei giudizi e pensieri, senza di me, prima di me. E questo pensiero mi fa provare una sensazione di, un poco sgomenta, vastità. Togliere all’io il suo protagonismo esagerato, il suo pretendere di essere al centro di una storia, e restituire a chi mi circonda (a partire dai più prossimi, fino ad esercitare questo pensiero addirittura con gli sconosciuti) un proprio posto di primo piano, quello delle loro vite, che pur coesistono accanto alla mia, ed esistono a prescindere dalla mia. Con questo pensiero, il giudizio e il pregiudizio non attecchiscono. L’altro non è più funzionale rispetto ai miei pensieri, ma con una sua dignità ed indipendenza. Ammiro il grande universo delle identità verso il loro destino.
Visualizzazione post con etichetta grande gioco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta grande gioco. Mostra tutti i post
domenica 18 agosto 2013
giovedì 1 agosto 2013
La stanchezza
La stanchezza. E’ una parola che non mi piace. Forse mi ricorda immediatamente episodi che non ho ancora imparato a considerare una tappa, nel bene e nel male, della mia storia. Una delle tante, ma pur sempre una tappa. C’è la stanchezza di cui ti accorgi, e quella di cui non ti accorgi, per la quale fai cose come se fossi (perchè lo credi) al pieno delle tue facoltà, e invece stai facendo altro rispetto a quello che faresti se fossi sveglio e riposato. E’ pur sempre quella percentuale di vita che crediamo di poter controllare, credendo di avere il pieno raziocinio di ogni nostra azione, e che invece ci fa prendere decisioni affrettate, sbagliate, parziali. Prima di ogni decisione bisognerebbe valutare le alternative sia a notte fonda che al mattino appena svegli e riposati. L’ondeggiare della vita tra stati opposti che ci affliggono e mettono in luce lati di noi oscuri oppure solari: trovo difficile pensare che anche questo sia umano, e che faccia parte del gioco. Con il destino non si scherza, quello scritto nelle nostre azioni meccaniche, spontanee, quasi come i muscoli involontari che presiedono al battito cardiaco. Un gioco di scatole cinesi: forse anche la “stanchezza che fa decidere diversamente” è un ingranaggio del Grande Gioco.
Iscriviti a:
Post (Atom)

