mercoledì 14 maggio 2014

EDS | 3 di 14 | In spiaggia


Esperimenti di scrittura, 3 di 14
In spiaggia
ovvero i Righeira l’avevano già anticipato

Uno scrittore che scrive in spiaggia può essere:

a) uno scrittore che vive al mare, e dunque la cosa gli sarà familiare;

b) uno scrittore in vacanza, da questo deriva:
b1) che si tratti di un racconto oppure di un romanzo breve
b2) che lo scrittore sia velocissimo nella stesura del romanzo
b3) che scriva il romanzo in parte al mare e in parte no, e dunque chissà se il lettore riuscirà mai a notare l’influenza della salsedine su certi capitoli piuttosto che su altri.

Sul fatto che lo scrittore in vacanza scriva, invece che riposarsi, è una normale conseguenza della sua malattia per la narrazione (malattia che non si cura, a meno che non si elimini il paziente-scrittore stesso), oppure che il lavoro – quello per vivere – gli porti via il tempo necessario per completare il suo romanzo, e dunque non possa che approfittare del tempo libero estivo. Ma qui si aprirebbe un altro capitolo, “lavorare per vivere” oppure “vivere per lavorare” (paradosso irrisolvibile, visto che lo scrittore “vive per scrivere”), riprendiamo il filo del discorso. L’influenza della salsedine sulla scrittura potrebbe essere ricondotta alla stessa influenza che i medici, se non erro dal 1800 in poi, iniziariono a sperimentare per la cura di certe malattie polmonari. Essendo che l’aria di mare è ricca di sali minerali, attraverso la respirazione lo scrittore in spiaggia riempie i suoi polmoni di particelle di cloruro di sodio, magnesio, iodio e potassio, liberate dall’acqua marina all’infrangersi delle onde. Va da sè che più il mare è agitato, più particelle vengono liberate, ecco forse spiegata la passione degli scrittori romantici per il mare in tempesta (che tuttavia morivano come mosche per consunzione e tisi, c’è qualcosa che non torna nel ragionamento).

Le posizioni che lo scrittore in spiaggia può assumere sono: sdraiato sul dorso, sdraiato sulla pancia, seduto. E’ piuttosto difficile scrivere (nel caso di carta e penna) sdraiati sul dorso, essendo anche lo scrittore sottoposto alla forza di gravità, cioè al mistero della massa che attrae e si fa beffe del suo desiderio di volare via, lontano, verso l’orizzonte e oltre, dove nessun uomo è mai giunto prima. Molto più comodo per lo scrittore stare sdraiato sulla pancia, anche se di tanto in tanto bisogna cambiare posizione, il peso del busto sui gomiti affatica e anchilosa, e chi sa che pagine possono essere scritte da uno scrittore dolorante. Scrivere in spiaggia da seduti fa assomigliare a monaci tibetani in meditazione (ma conosco pochi scrittori che avrebbero il coraggio di darsi fuoco come certi monaci tibetani in protesta). Tutto questo è valido per uno scrittore proletario in spiaggia libera; lo scrittore benestante in spiaggia privata ha a disposizione sdraio, lettino, sedia, tavolino, ombrellone, insomma pagando sta più comodo (vedi la questione di cui prima, “lavorare per vivere” e “vivere per lavorare”). Il sole abbronza lo scrittore in spiaggia  senza ombrellone, scotta quello incauto, e fa risaltare il bianco della pagina: sarebbe meglio indossare occhiali scuri; se usa una stilografica, l’inchiostro versato asciuga meravigliosamente in fretta. Se lo scrittore in spiaggia cede alla tentazione di un bagno ristoratore di tanto in tanto, che davvero fa troppo caldo e si sta scottando, le mani umide se non addirittura bagnate lasciano aloni sulla carta che, asciugandosi, la rendono leggermente ruvida e grinzosa. Vissuta. La pagina bianca deve “lavorare per vivere” oppure “vivere per lavorare”?

Non tacerò del fatto che: mentre sulla spiaggia lo scrittore potrebbe incappare nel cosiddetto blocco di se stesso (cioè nel blocco dello scrittore), come avviene anche in altre situazioni le idee migliori per riprendere il testo gli verranno una volta che sia entrato in acqua, magari un po’ al largo dove non si tocca, e allora sarà combattuto tra il tornare a riva e mettere per iscritto l’idea, oppure continuare la nuotata e confidare nel fatto che una volta tornato sulla terraferma l’idea se la ricorderà sicuramente. Non ricordo film con scene di spiaggia che annoveri uno scrittore tra le comparse. C’era nello squalo?

E’ chiaro che lo scrittore che fa vita da spiaggia gode di una notevole situazione di calma, di rilassatezza, epperò conosco scrittori che quando finalmente hanno tempo e modo di dedicarsi con cura alla scrittura non sanno più che cosa scrivere, e invece solo di corsa, tra un impegno e l’altro, e anche nervosi, riescono a dare il meglio di sè. La gente che frequenta la spiaggia, così come lo scrittore, è solitamente in costume da bagno, dunque fonte di distrazione da un lato, di riflessione sull’uomo come scimmia nuda dall’altro. Mi piacerebbe avere la possibilità di investire e incaricare qualche agenzia di raccolta dati per un sondaggio: come lo scrittore affronta la prova costume. Imbarazzo? Indifferenza?

L’uniformità di colori della spiaggia (cielo, mare, sabbia) ha un effetto tranquillizzante sull’animo dello scrittore, sempre che lo scrittore abbia un animo, ma soprattutto in questo luogo lo sguardo dello scrittore può fare una cosa che normalmente, in altre condizioni, ha difficoltà a fare: spaziare libero fino all’orizzonte (che, se non mi sbaglio, è poco più di quattro chilometri e mezzo, dopo di che la curvatura terrestre nasconde quello che c’è al quinto chilometro dietro il bordo dell’orizzonte – poco, vero?). Per ogni estate ci sarà sempre (statisticamente) almeno un pallone che colpisce uno scrittore nel bel mezzo della stesura di una pagina importante, facendogli perdere il filo, giusto il tempo necessario perchè ci ripensi e cambi idea e muova la storia in un’altra direzione; con tante scuse da parte dei genitori dei bambini che stavano giocando con quel pallone, che non sapranno mai di aver inciso in modo radicale sull’evolversi del capolavoro dello scrittore da spiaggia. Mi chiedo se avrebbe mercato un asciugamano per scrittori da spiaggia con la scritta: “sono uno scrittore, interrompetemi solo se avete qualcosa di davvero importante da chiedermi”.

Lo scrittore da spiaggia, come tutti gli altri, viene avvicinato da venditori di asciugamani, occhiali da sole, massaggi; forse il fatto di essere impegnato a scrivere offre un scappatoia all’insistenza dei suddetti venditori; proprio quello scrivere che, paradossalmente, è legato in qualche modo all’essere umani (dunque non-indifferenti; a meno che non abbiamo preso un granchi – essendo in spiaggia – e non siano previste l’empatia e la solidarietà dalla natura dell’essere umano; d’altro canto non c’è mica scritto da qualche parte, è una nostra supposizione). In spiaggia alle volte si sente il rombo sordo di elicottero che passa in lontananza, oppure di un aereo, magari è un Canadair CL-415 che va a spegnere un incendio, statisticamente più probabile se lo scrittore si trova su una spiaggia ligure; e prepotente si insinua il pensiero che esiste un altrove, non di suono di onde che si inseguono ma di alberi forse centenari che bruciano in un inferno di fiamme e fumo, per qualche umano che ha voluto fare sfoggio di tutta la sua piccolezza (no, effettivamente a pensarci bene empatia e solidarietà devono essere concetti giunti qui da un altro pianeta). Infine, c’è la questione della DSA, cioè della Distanza Socialmente Accettata. Questo vale per le spiagge libere, perchè quelle a pagamento sono già strutturate geometricamente da chi approfitta della concessione, e c’è poca libertà di azione, se non quella di tirare fuori soldoni dal portafoglio per avere un posto “in prima fila”, proprio a ridosso della battigia. Torniamo alla spiaggia libera. Dunque c’è un teorema che afferma che il nuovo arrivato – in questo caso lo scrittore – si va a posizionare in posti liberi sempre equidistanti da altre persone sulla spiaggia


Situazione numero 1
mare                      ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
battigia                  ------------------------------------------------------
posti occupati      O                         O        O


Situazione numero 2
mare                     ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
battigia                 ------------------------------------------------------
nuovo arrivato     O      O                O         O


Situazione numero 3
mare                    ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
battigia                ------------------------------------------------------
nuovo arrivato    O     O       O         O         O

Ecco spiegata l’origine       ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
della canzone                      ------------------------------------------------------
“vamos a la playa”               OH     OH      OH     OH       OH

i Righeira avevano ragione.


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